Borse: eurozona in rosso, sale Wall Street

Borse: eurozona in rosso, sale Wall Street

Ancora un ribasso importante per Piazza Affari, la nostra Borsa infatti alla fine ha lasciato sul terreno più di un punto percentuale ed è risultata la peggiore in Europa.

Inizio “da paura”. Dopo aver cominciato la settimana in leggero territorio negativo in venti minuti il nostro Ftse Mib (-1,12%) si riportava sopra la parità, la freccia verde, però durerà solo pochi secondi perché parte immediatamente uno tsunami di vendite che investe l’intero listino.

In quaranta minuti il Ftse Mib riesce a perdere la bellezza di 315 punti (l’1,87%!!!), fortunatamente a quel punto trovava un rimbalzo, dopo un’ora dall’inizio delle contrattazione, quindi, avevamo già visto il massimo ed il minimo di giornata.

La cosa che sorprende, e sotto certi versi, spaventa, è che Piazza Affari, ed in misura molto minore anche le altre Piazze dell’eurozona, non hanno tratto alcun beneficio da una apertura eccezionalmente positiva di Wall Street.

Sul nostro indice principale soltanto tre titoli si sono salvati dalle vendite: Banca MPS (+1,27%), Ferrari (+0,53%) e Salvatore Ferragamo (+0,24%). Per il resto frecce rosse.

In calo i bancari: Bper (-2,97%), Ubi Banca (-2,02%), BpM (-1,70%), Mediobanca (-1,69%), Intesa Sanpaolo (-0,94%), Unicredit (-0,27%) e Banco Popolare (-0,09%).

In calo il risparmio gestito: Azimut (-2,72%), Banca Mediolanum (-1,89%) e Finecobank (-0,74%).

In calo gli assicurativi: Generali (-1,97%), Unipol (-1,92%) ed Unipolsai (-1,74%).

In calo i petroliferi: Saipem (-1,92%), Tenaris (-1,81%) ed Eni (-1,03%).

Dopo il forte calo dell’euro avvenuto in chiusura della scorsa settimana l’ottava di riapre con un cross Eur/Usd ancora in flessione, ma stavolta il ribasso è molto più contenuto, tuttavia il trend ribassista della moneta unica sta proseguendo da una decina di giorni ed è un segnale che non va sottovalutato.

Ed ora volgiamo lo sguardo al di là del’Oceano, il Dow Jones ha ripreso subito quota 18.500 punti, un rialzo inaspettato e che apparentemente non ha motivazioni visto che l’unico dato macro reso noto, ed ossia le spese per consumi, aumentate come nelle previsioni dello 0,3% farebbe propendere per un intervento più ravvicinato da parte della Fed.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro