Borse Usa: un bagno di sangue

Borse Usa: un bagno di sangue

In attesa dei bombardamenti su Damasco

Gli indici di Borsa statunitensi collassano sotto le pressioni dei venti di guerra. L’Occidente torna a far sentire il sordo boato delle sue armi.

Come preannunciato ieri dalla stampa inglese gli Usa e la Gran Bretagna si apprestano a bombardare la Siria, e le Borse, di conseguenza, crollano.

Hanno un bel d’affare i media occidentali per cercare di minimizzare la cosa, “i raid dureranno pochi giorni” “saranno obiettivi mirati” e altre amenità di questo tipo, la verità è che, come sempre, cadranno bombe in testa alle persone, che provocheranno morti e distruzioni.

Insomma quanto abbiamo già visto con la Libia che da Paese con il miglior tenore di vita fra quelli nord africani è diventato un lazzaretto.

Ma ciò che sta accadendo in Siria potrebbe avere ripercussioni ben più gravi, Gheddafi, infatti, era stato abbandonato anche dai russi, ma Assad no, e quindi occorrerà forse capire quali scenari internazionali si potranno aprire.

La cosa certa è che qualcuno deve far capire ad Obama (ma sarà molto difficile) che non può andare in giro per il mondo a bombardare stati esteri sovrani che non hanno invaso nessuno.

Chi ha dato il diritto a Usa e U.K. di uccidere impunemente una popolazione che è all’interno dei propri confini nazionali?

Di sicura si può già dire una cosa, ricordate cosa si era detto di Bush quando, nell’immediatezza del crollo delle torri gemelle aveva annunciato una guerra senza quartiere nei confronti di coloro che avevano osato “attaccare” gli Stati Uniti?

Il termine migliore era guerrafondaio, ebbene la sinistra europea aveva così salutato l’elezione di Obama proprio come una svolta in questo senso, molti, forse per il colore della pelle, si erano anche spinti con paragoni altisonanti come quello a Martin Luther King. Alla faccia!

Ci siamo ritrovati un Presidente che spia tutto il mondo (uno scandalo subito messo a tacere), e che ha usato la forza delle armi ogni volta che voleva raggiungere propri interessi economici.

Al confronto Bush può tranquillamente essere paragonato ad un pacifista.

A proposito di pacifisti, qualcuno a chiamato Chi l’ha visto? per sapere che fine hanno fatto, intendo. E le bandiere arcobaleno alle finestre dove sono finite? Riposte in qualche cassettone su in soffitta?

E’ chiaro che questa escalation di violenza non può portare a nulla di buono e quando si vanno a pestare i calli a qualcuno di grosso (vedi Russia e Cina) le conseguenze sono inimmaginabili.

Per ora quindi torniamo alla “nostra” Wall Street per vedere quali titoli hanno maggiormente risentito della situazione politica internazionale.

Dow Jones (-1,14%) soltanto due microrialzi, Coca Cola (+0,08%) e Verizon (+0,02%).

Sul fondo il comparto bancario: Bank of America (-2,62%), Microsoft Corp (-2,61%) e JP Morgan (-2,32%).

S&P500 (-1,59%) oltre ai due rialzi già citati per quanto riguarda il DJ soltanto altri due titoli chiudono con una freccia verde e sono: Comcast (+0,87%) e American Electric Power (+0,28%).

Sul fondo Metlife (-4,32%), Amgen (-4,06%) e Morgan Stanley (-3,53%).

Nasdaq (-2,17%) rimbalza dal minimo dell’anno toccato alla vigilia Sears Holdings (+3,15%), in guadagno anche SBA Comm. (+1,05%) e Directv (+0,85%).

Pesanti i ribassi di Western Digital (-5,19%), Sandisk (-4,61%) e Micron Tech (-4,36%).

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro