Wall Street in confusione

Wall Street in confusione

Era il giorno della Yellen, naturalmente nessuno riteneva che la Presidentessa della Fed fornisse la tempistica dei rialzi dei tassi, ma … ma tutti pensavano di essere in grado, comunque, di desumerlo.

Ognuno in cuor suo pensava che da una frase, forse da una sola parola, un gesto o una smorfia fosse in grado di capire se i tassi sarebbero stati alzati a settembre, o a novembre, o a dicembre o forse mai in quest’anno.

Ma la Yellen, che tutti sapevano non avrebbe detto nulla, ha detto … molto di meno. Ha cominciato a parlare quando in Italia erano le 16:00 quindi tutte le Borse erano aperte. La prima reazione è stata: tutti giù! Ma, come spesso accade, passano soli alcuni minuti, ed il sentiment si rovescia completamente: tutti su!

Un momento di confusione, e poi …  ancora tutti su!

La Yellen parla da 17 minuti e l’indice Dow Jones tocca il massimo a 18.572 punti. A quel punto il mercato cerca di capire, di non reagire di pancia, qualcuno preferisce vendere, ma si resta sempre attenti.

Ripeto sembra proprio una fase di riflessione del mercato, ma non è così.

Non è così perché quello che accade dopo non può ritenersi casuale. Chiudono le Borse europee ed improvvisamente quelle timide vendite che abbiamo attribuito ad una “pausa di riflessione” del mercato si trasformano in una valanga.

Per quaranta minuti non si è fatto altro che vendere, il DJ è passato dai 18.538 punti ai 18.350 punti, perde quindi più di un punto percentuale, il fatto che tutto avvenga non appena si concludono le contrattazioni sulle Piazze del Vecchio Continente, non è affatto una casualità.

Manca ancora tanto al fixing, non siamo neppure a metà seduta, qualcuno si mette le mani nei capelli, qualcun altro fa gesti scaramantici, sta accadendo la cosa peggiore, il mercato storna pesantemente e la Yellen non ha detto nulla, assolutamente nulla.

Ma molti pensano: il rimbalzo “deve” arrivare, se non fosse così si aprirebbe una voragine spaventosa … ed in effetti il rimbalzo avviene. Si recuperano 50 punti, non tanti, ma sufficienti per tirare un sospiro di sollievo. Non è ancora finita però.

Si torna a scendere, si riperdono i 50 punti, anzi di più, si buca anche quota 18.350 punti, ma quando mancano novanta minuti al fixing arriva un altro rimbalzo, quello giusto. Qualche vendita nell’ultima mezz’ora non cambia di molto le cose.

Questo il bilancio finale: il Dow Jones perde lo 0,29%; lo S&P500 lo 0,16% ed il Nasdaq finisce invece in guadagno dello 0,16%.

Insomma sono numeri che non spaventano, anzi alla vigilia avremmo messo una firma per un risultato finale di queste proporzioni.

Pericolo scampato?

Non direi, il calo di un punto percentuale arrivato in maniera così repentina in concomitanza con la chiusura delle Piazze europee non dovrebbe lasciar tranquilli gli investitori.

La Fed non alzerà i tassi a settembre, ma per questo non si deve esultare.

Effettivamente, a ben guardare, come avevamo già detto nei giorni scorsi, un ridimensionamento degli indici Usa può anche essere considerato salutare, non solo, banalmente, è sempre meglio di un crollo verticale, ma serve anche a scaricare un po’ la tensione.

Una discesa, come ipotizzavamo, del Dow Jones intorno a quota 18.000 punti e poi, quando tutti saranno convinti che per l’anno in corso la Fed non alzerà i tassi … si potrà ripartire.

Naturalmente è solo un’ipotesi.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro