Wall Street: il segnale sembrerebbe rialzista, però ...

Wall Street: il segnale sembrerebbe rialzista, però ...

Ennesima seduta a Wall Street chiaramente manovrata, spesso mi si chiede quando una seduta in gergo viene definita “manovrata”. Ebbene la risposta è semplice, quando sembra che a priori sia stato fissato un obiettivo che, una volta raggiunto, rende superfluo il resto della seduta.

Non basta tuttavia guardare un grafico, occorre anche vedere la distribuzione delle performances all’interno dell’indice in esame.

Oggi è facile constatare, ad esempio, che, per quanto riguarda il Dow Jones (+0,58%), il mercato aveva stabilito il target dei 18.500 punti. Raggiunto l’obiettivo nel giro di un paio d’ore dall’inizio delle contrattazioni la seduta ha praticamente perso completamente di significato, rimanendo sul livello prestabilito fino al fixing.

Da rilevare poi, come, in una seduta che si chiude con un rialzo di sei decimi di punto il titolo che ha messo a segno il maggior guadagno, E.I. Du Pont (+1,15%) abbia guadagnato solo poco più di un punto percentuale.

Detto questo mi sembra di sentirvi chiedere in coro: bene, ma come va interpretato il segnale arrivato dal mercato, in senso rialzista o ribassista?

Non c’è una risposta univoca a questa domanda, è un segnale di “rottura”, quindi occorre sapere “da dove arrivavamo”. Dato che arrivavamo da una fase ribassista, cinque delle ultime sei sedute, infatti, si erano concluse con un calo ed il valore di chiusura in tutte e sei le sedute è risultato inferiore rispetto a quello di apertura, il segnale dovrebbe essere considerato rialzista (o meglio di rottura del trend ribassista).

Ricordiamo ancora che il massimo storico per il DJ è stato stabilito proprio il giorno di Ferragosto e per essere superato, è sufficiente che l’indice più antico del mondo guadagni ancora, rispetto al fixing odierno, un misero 0,72%.

Quindi teniamoci pronti?

Può essere, ma l’impressione è che il cambio di trend non abbia vita lunga. Oggi il buon rialzo iniziale di Wall Street non ha infiammato per nulla le Piazze europee. In giornata sono stati resi noti due dati macro: le spese per consumi (+0,3%) sono risultate in linea con le aspettative, previsioni centrate anche per il PCE Core (un indicatore dell’inflazione tenuto in molta considerazione dalla Fed), aumentato dello 0,1% su base mensile e dell’1,6% su base annuale. Ogni decimo di punto che ci avvicina al 2%, per quanto riguarda l’inflazione, indubbiamente ci avvicina anche all’aumento dei tassi da parte della Banca Centrale americana.

Ed in quel momento Wall Street subirà certamente uno scossone.

Il mercato quindi oggi ha dato una lettura completamente diversa alle parole pronunciate venerdì da Janet Yellen, mi chiedo: sicuri? Sicuri che la Fed non alzerà i tassi due volte prima del termine dell’anno in corso?

Personalmente quella sicurezza non ce l’ho anche se ritengo tutt’ora più probabile che ci sarà un solo aumento nel 2016. Il fatto è che otto mesi fa davamo per scontato che nel corso del 2016 avremmo avuto quattro aumenti per un totale di un punto percentuale, al momento siamo a zero aumenti, ed a mio parere cominciano ad essere più controproducenti i mancati rialzi dei tassi rispetto ad un loro ritocco proprio perché veicolano il messaggio che l’economia stenta ancora ed in vista delle elezioni presidenziale, per i democratici, non è proprio un bel biglietto da visita.

L’ottava è appena cominciata, vediamo quindi come si sviluppa.

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro